Le Scorie di Pitagora

Crotone, Italy. November 2013.

Quel che resta a Crotone dello sviluppo industriale sono una grande nostalgia del “benessere” perduto e un territorio devastato dall'inquinamento. Il polo industriale di Crotone, Montedison e Pertusola Sud, attivo fino alla metà degli anni '90, nel 2001 viene dichiarato Sito di Interesse Nazionale. La sua dimensione è impressionante: circa 530 ettari di terraferma e 1.452 ettari a mare, dei quali 132 di area portuale. Nel periodo di attività e soprattutto durante la chiusura sono state generate e smaltite, spesso abusivamente, grandissime quantità di rifiuti tossici.

Nel 2008 la Procura della Repubblica apre l'inchiesta Black Mountains, dimostrando che gli scarti industriali furono utilizzati per riempire i piazzali di due scuole elementari, un istituto tecnico commerciale, la questura, la banchina di riva del porto, ed anche alloggi popolari villette private e strade. Oltre allo smaltimento in mare si stima siano state stoccate circa 350.000 tonnellate di scorie tossiche. A seguito delle indagini, il 22 settembre 2008 viene disposto il sequestro preventivo di diciotto aree, (sedici nel comune di Crotone), “oggetto di abbancamento ed interramento di rifiuto speciale pericoloso” alle quali, nel 2009, se ne aggiungono altre sei. Nel frattempo però è decaduto il sequestro sulla maggior parte di questi siti e sono stati prosciolti tutti i 45 indagati dalle due accuse più gravi, il disastro ambientale e l'avvelenamento delle acque, perché il fatto non sussiste; prosciolti, ancora, dall'accusa di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi per non aver commesso il fatto o per intervenuta prescrizione del reato.

Un'altra inchiesta, iniziata nel 2011 riguarda trentacinque dirigenti dell'Eni, per lo smaltimento illecito di quelle che vengono definite "le pietre del diavolo". Sono i minerali finiti abusivamente in una vasta area adibita a discarica nella zona di Farina Trappeto, rifiuti riconducibili al ciclo produttivo del reparto forno fosforo della Montedison. Le chiamano "pietre del diavolo" perché sprigionano fiammate dovute alla fosforite che brucia a contatto con l'aria. La Guardia di Finanza e il Nucleo investigativo sanità e ambiente della Procura hanno per questo sequestrato un sito di circa 15.000 metri quadrati.

A partire dal 2001 il progetto di bonifica sul Sito di interesse Nazionale è passato per diverse mani fino al 2009, quando viene deciso che la bonifica spetta alla Syndial (società dell’Eni subentrata ad Enichem). Il Ministero dell'Ambiente chiede oggi a Syndial 1920 milioni di euro, una cifra enorme a fronte delle pesanti inadempienze riscontrate, ripartita in 1620 milioni di euro per la bonifica e 300 per il danno ambientale. A questo si aggiunge la richiesta della Regione Calabria di 800 milioni di euro per il danno ambientale, d’immagine e sanitario prodotto dalle attività industriali a Crotone. Sommando tutte le voci si arriva a oltre 3.200 milioni di euro. Ma a questo Syndial risponde impegnandosi direttamente per gli interventi di bonifica del sito (costo stimato intorno ai 300 milioni di euro) e rifiutandosi di ripagare i danni ambientali e sanitari, sulla base del limitato periodo di gestione dell’attività e rilanciando la colpa sul commissario delegato che di fatto non ha garantito fino ad ora tempi rapidi per le attività di bonifica. E in questo caso solo cinque dei ventidue siti sequestrati rientrano nel Sin. Per gli altri diciassette siti inquinati, tra cui quelli sui quali sono state costruite le scuole, la bonifica è di competenza del comune di Crotone.

E si continuano a rimandare responsabilità e piani di intervento, con risultati nulli. Intanto gli abitanti di Crotone vivono, passeggiano, lavorano, vanno a scuola su un territorio pericoloso e devastato e per ora solo poche voci isolate di denuncia non raccolgono l’indignazione e la risposta della popolazione locale né tanto meno dell’opinione pubblica. Nonostante disposizioni internazionali e una cultura civile ritengano impensabile non perseguire una politica che coniughi necessità industriali e di sviluppo e attenzione ecologica all’ambiente.